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Ninety One La ripresa della Cina può essere da esempio?

Ninety One: La seconda economia più grande al mondo ha dovuto subire uno stop di tre mesi per combattere la diffusione del coronavirus (Covid-19), originatasi a Wuhan, il centro principale della provincia dello Hubei. …

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A cura di Wenchang Ma, Portfolio manager di Ninety One


Come può un’economia guarire dal Covid-19? 3 fattori chiave

Noi riteniamo che la ripresa di uno Stato dalla pandemia dipenda da tre fattori. In primo luogo, dalla forza del suo sistema sanitario e dalla struttura demografica. A seguire, dall’efficienza dei governi nell’agire prontamente in risposta alla crisi, cioè dalla loro capacità di mobilitare risorse per rafforzare le misure di quarantena e distanziamento sociale. Infine, dalle risposte fiscali atte a sostenere il comparto finanziario e rilanciare l’economia.

Quali indicazioni possiamo ricavare da come la Cina sta riemergendo dalla crisi? E come le altre economie potranno a loro volta riemergere dalla pandemia?

Produzione industriale e investimenti in immobilizzazioni sono stati i primi a riprendersi

Il settore manifatturiero cinese ha recuperato rapidamente, con le aziende che hanno avviato il ritorno graduale al lavoro in loco per i loro dipendenti, supportato dai governi locali. Questo si rispecchia nel valore del China Manufacturing Purchasing Managers’ Index (PMI), passato da 35,7 a febbraio a 52 a marzo.

Per la seconda metà di aprile, anche la produzione industriale è tornata a livelli più “normali”. L’offerta di servizi è più irregolare, ma anche questa ha mostrato segni di una ripresa graduale. Alla fine sono le singole persone che decidono quanto spendere per i servizi, mentre ci sono alcune differenze a livello regionale nell’accessibilità a questi servizi. Dati il distanziamento sociale e il comportamento più prudente, la domanda per i settori dei servizi sta funzionando a poco più della metà dei livelli normali, secondo quanto emerge dai nostri confronti con le imprese.

Accelerazione delle riforme in Cina grazie agli investimenti in nuove infrastrutture

Al fine di mitigare l’impatto del Covid-19, il governo ha messo in campo piani di stimolo volti a rilanciare il sistema economico. Tra questi troviamo gli investimenti in “nuove infrastrutture”, come i ripetitori di segnale 5G, intelligenza artificiale (IA), la creazione di grandi database, treni ad alta velocità, griglie ad altissimo voltaggio e colonnine per veicoli elettrici.

Secondo Morgan Stanley, gli investimenti della Cina in questo genere di infrastrutture per i prossimi 10 anni ammonteranno a circa 180 miliardi di dollari. Inoltre, per contrastare eventuali rallentamenti economici di breve periodo, queste nuove infrastrutture possono aumentare la produttività a lungo termine sfruttando le tecnologie di nuova generazione. Questo è un elemento positivo per una crescita economica sostenibile, poiché fa fronte a questioni demografiche come l’invecchiamento della popolazione attiva.

Ridare vita ai settori della Old Economy

I piani di stimolo del governo hanno anche dato una scossa ai settori detti “della vecchia economia”, attraverso misure quali l’accelerazione dell’emissione di obbligazioni speciali dei governi locali per finanziare progetti infrastrutturali. Pertanto, questi settori sono stati i primi a riprendersi dal lockdown. Un esempio è la vendita di scavatori, che ha registrato un picco nel mese di marzo a seguito di un 2019 da record.

Le materie prime comunemente usate per le infrastrutture, come l’acciaio e il cemento, hanno beneficiato di questo anticipo della spesa in costruzioni; infatti, le compagnie produttrici stanno registrando drastiche riduzioni degli inventari e un’impennata dei prezzi rispetto ai minimi raggiunti nel mese di febbraio. Molte città cinesi hanno alleggerito le misure sulla proprietà privata per aumentare la domanda di alloggi, il che aumenta la domanda di cemento.

Che provvedimenti stanno prendendo le imprese per evitare il ripresentarsi del Covid-19?

Con il ritorno all’attività di molte imprese, si è avvertito il bisogno di nuove buone pratiche, non solo per tenere le curva dei contagi sotto controllo, ma anche per commercializzare prodotti tra consumatori prudenti. Queste possono essere cose semplici come lavarsi le mani e controllare la temperatura corporea all’ingresso delle aziende, per poi arrivare a misure più complesse, come richiedere a un team di stare insieme giorno e notte per facilitare il monitoraggio della salute, come riportato da un produttore.

Mentre l’offerta sta tornando alla normalità, la domanda è più frammentata. Come visto in precedenza, per via degli investimenti in infrastrutture, c’è una forte richiesta di tecnologia IT, materie prime per il settore edile e beni industriali; tuttavia, la richiesta di esportazioni è crollata drammaticamente per via delle misure di lockdown messe in partica dalle altre nazioni. Per esempio, la domanda di smartphone e di componenti automobilistiche ha raggiunto solo l’80-90% dei livelli pre-crisi.

Chi esce “vincitore” dal cambiamento delle abitudini di consumo?

Il settore dell’online costituisce un’eccezione al generale indebolimento della domanda, essendo risultato il vero vincitore della crisi del coronavirus. Ne è una prova il fatto che il download di app contro la noia è molto aumentato, una volta che l’ “intrattenimento” offline non era più disponibile.

Le società operanti nel gaming, nello streaming e nella musica online hanno conseguito risultati superiori alle aspettative – evento raro durante una pandemia. I proventi dai videogiochi per cellulare sono aumentati del 37,6% nel primo trimestre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando a 7,8 miliardi di dollari.

Similmente, anche l’e-commerce è cresciuto molto e non solo in Cina, ma in tutto il mondo, sovraccaricando le piattaforme con una domanda senza precedenti. Ciò ha portato ancora più consumatori globali in Cina. Ad esempio, in Spagna e in Italia, il traffico del primo trimestre verso la piattaforma AliExpress di Alibaba, dove gli acquirenti possono accedere ai commercianti cinesi, è aumentato rispetto all’anno precedente del 20% e del 14%, rispettivamente, secondo i dati di SimilarWeb.

La tecnologia relativa allo smart working e all’educazione online ha iniziato a prendere piede quando quella che poteva essere una vacanza inaspettata si è conclusa con la richiesta formale di stare a casa e limitare il più possibile le attività sociali. Secondo uno studio condotto da Bernstein, la domanda per quegli strumenti da smart working come Zoom e Dingtalk è cresciuta del 300%.

L’industria dei trasporti ha una ripresa più lenta

Altri mercati, più connessi allo spostamento fisico dei consumatori, sono più lenti ad uscire dalla crisi. Nelle fasi iniziali della riapertura, le attività locali hanno registrato una ripresa abbastanza rapida, ma i viaggi sono ridotti e il tempo libero è trascorso come riportato poco sopra. La volontà di viaggiare rimane bassa e l’utilizzo di trasporti pubblici è ancora inferiore al livello dell’anno scorso del 66%. Viaggi e alloggi hanno subito un calo significativo della domanda. Mentre le attività commerciali sono state riaperte, il tasso di occupazione degli hotel è stato di circa il 30% e la capacità delle compagnie aeree si è ridotta al di sotto del 60%.

Nonostante il sostegno dell’e-commerce, anche la ripresa delle vendite al dettaglio rimane lenta, in quanto le precauzioni anti-Covid19 ancora colpiscono i consumi offline.

Un cambiamento delle abitudini dei consumi solitamente si traduce in un aumento dei risparmi delle famiglie. Nel primo trimestre del 2020 il tasso di risparmio è balzato al 41%, contro il 33% di sette anni fa, equivalente a 6,5 trilioni di renminbi di nuovi depositi. Questo aumento dei risparmi crea potenzialmente una sorta di cuscinetto contro le perdite di posti di lavoro o di salari dovuto agli impatti legati al coronavirus. Una volta terminata la lotta al virus, questi risparmi potrebbero rientrare nell’economia sotto forma di consumo, fornendo una spinta alla crescita.

Una fiscalità a sostegno della crescita

Il governo cinese dispone ancora di strumenti volti a stimolare la crescita economica, dato il suo margine di manovra fiscale. Le misure messe in atto fino a ora quest’anno includono l’emissione di obbligazioni speciali, spesa per il controllo del virus, sussidi e riduzioni dei contributi dei lavoratori per le assicurazioni sociali. Secondo le analisi di Reuters, tutto ciò ammonta ad appena il 2% del Pil cinese.

Tuttavia, ci sono differenze tra una regione e un’altra, che evidenziano gli ostacoli presenti sulla strada per la ripresa dal Covid-19. Anche i dati demografici possono variare considerevolmente.

Le azioni decisive della Cina hanno contribuito ad accelerare i progressi verso il ritorno a un migliore stato di salute dell’economia. Ad esempio, la Cina ha accelerato le riforme che erano già in corso, come gli investimenti in nuove tecnologie e il reshoring delle catene di approvvigionamento di tecnologia. La Cina ha continuato a riequilibrare la sua crescita dagli investimenti ai consumi, aumentando il suo motore di crescita interno. Riteniamo che la crisi COVID-19 non potrà che alimentare questo processo ulteriormente.

Una tabella di marcia utile anche per altre economie?

Una domanda cruciale è se l’uscita graduale della Cina dalla pandemia di coronavirus offrirà indicazioni per altri paesi. La capacità della Cina di appiattire la curva di infezione è in parte attribuibile all’uso della tecnologia da parte del governo per contenere il virus. Per i paesi occidentali, ci saranno senza dubbio ostacoli dovuti alla privacy per l’implementazione di un sistema di tracciamento dei contatti.

Alcune tendenze secolari sono state accelerate dallo scoppio dell’epidemia, come il passaggio all’online in un’era digitale in cui il distanziamento sociale sarà prolungato. Resta da vedere quali dei cambiamenti e delle tendenze osservati durante la pandemia persisteranno. Anche l’eventuale effetto sulla globalizzazione non è chiaro in questa fase.

Per gli investimenti azionari, riteniamo che sia più efficace concentrarsi su quelli che potremmo definire i vincitori di questa sfida, utilizzando un approccio bottom-up. A nostro avviso, le società con modelli di business e bilanci solidi hanno maggiori probabilità di essere resilienti e in grado di adattarsi.

Fonte: BondWorld.it

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