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Obbligazioni convertibili, un’alternativa al reddito fisso

Stanford Jonathan GAM obbligazioni

Obbligazioni convertibili, un’alternativa al reddito fisso. Uno dei tratti più interessanti delle obbligazioni convertibili è la naturale asimmetria dei rendimenti: la possibilità di raccogliere i frutti nelle fasi di rialzo e al tempo stesso offrire una protezione in quelle di ribasso…..

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Commento a cura di Jonathan Stanford, Investment Director di GAM


Le consideriamo un’alternativa al reddito fisso, in particolar modo quando questa asset class deve fare fronte a momenti difficili, ma con il potenziale dei rendimenti tipici del mercato azionario e con livelli di volatilità propri del reddito fisso.

Questa volatilità può essere gestita attraverso il delta e dedicando una particolare attenzione alla qualità del credito.

È inoltre importante sottolineare che le convertibili sono innanzitutto delle obbligazioni. Sono tipicamente emesse dalle società in valori nominali, pagano una cedola e prevedono una data di scadenza definita alla quale sono rimborsate.

Storicamente le obbligazioni convertibili hanno avuto la tendenza a sottoperformare leggermente il mercato azionario durante i forti rally, ma hanno dato prova di poter sovraperformare significativamente nei momenti di netto calo dell’azionario.

Pertanto, nel corso di un intero ciclo di mercato, l’asset class ha mostrato una tendenza a segnare un andamento in linea con i mercati azionari, ma con una volatilità significativamente inferiore.

A questo proposito, riteniamo che abbiano manifestato la loro capacità di hedging naturale delle posizioni, garantendo l’esposizione azionaria nelle fasi positive dei mercati attraverso l’opzione di conversione e combinando al contempo una ridotta vulnerabilità nelle fasi ribassiste tipica del reddito fisso.

Nel corso degli ultimi 25 anni, le obbligazioni convertibili hanno lievemente sottoperformato i mercati azionari, sia in Europa che negli Stati Uniti, ma hanno generato risultati ben superiori ai mercati del reddito fisso.

Durante periodi di bassi tassi di interesse, come quello iniziato nel luglio 2016, il passaggio dal reddito fisso tradizionale alle obbligazioni convertibili avrebbe garantito buoni livelli di rendimento.

Attualmente viviamo una situazione inusuale, come visto l’ultima volta all’inizio del 2009, in cui molte obbligazioni convertibili stanno ottenendo rendimenti superiori a quelli delle controparti obbligazionarie “pure”.

Di conseguenza, l’opzione di conversione non solo è gratuita, ma i detentori di convertibili sono effettivamente pagati per detenerle.

Sulla base delle dinamiche di domanda/offerta, le convertibili possono mostrare fluttuazioni ampie nelle proprie valutazioni.

I movimenti causati dai flussi si traducono in movimenti marcati sia al rialzo che al ribasso.

Anche il fatto che le obbligazioni ordinarie siano stanziabili a garanzia presso la Banca Centrale Europea ha un’influenza nel provocare un abbassamento dei rendimenti e nel rafforzare la relativa attrattiva delle convertibili.

In questa fase, anche il “floor” (ovvero il valore minimo calcolato in base alle cedole e al rendimento del capitale) delle obbligazioni convertibili è elevato su base storica (circa il 95% del NAV), il che significa che questi titoli offrono un profilo di rendimento asimmetrico positivo.

Privilegiamo l’Europa rispetto agli Stati Uniti e ai mercati emergenti, una posizione che si differenzia dal benchmark che risulta molto più incentrato sugli Stati Uniti.

L’attività di fusione e acquisizione può offrire opportunità di arbitrage, che finora si sono però rivelate limitate.

In termini di nuove emissioni, quest’anno ne sono state effettuate 10 in Europa per un valore di 7 miliardi di euro e 49 operazioni negli Stati Uniti per un valore totale di 22 miliardi di dollari.

Nel frattempo, in Asia sono state effettuate 12 operazioni per un valore complessivo di 17 miliardi di dollari. Ci aspettiamo ulteriori emissioni, in particolare in Europa.

Fonte: BONDWorld.it

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