Analisi Macro

Osservatorio sulla congiuntura Aprile 2012: Scenario macro, tassi e aggiornamento Bce

MONDO

– La Bce  ancora  una  volta non  discute  sui  tassi  e  lascia  inalterato  il  costo  del  denaro  all’1%. Draghi  conferma  che  l’attuale  outlook  è influenzato da  rischi al  ribasso sulla crescita, mentre  l’inflazione  rimane sottocontrollo e …


Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli


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ancorata nel medio  termine, ma non  tornerà al di sotto  del  2%  prima  dell’inizio  del  2013  a  causa  delle  persistenti  tensioni  sui  prezzi  delle  commodity;  il  credito  al  settore  privato  resta frenato. Qualsiasi  exit  strategy,  data  la  debole  condizione  dell’economia  in  Area  Euro  risulta  pertanto,  secondo  il  presidente  della  Bce, prematura.  Dopo  la  seconda  operazione  LTRO  a  3Y,  i  cui  effetti  dovranno  essere  ancora  adeguatamente  analizzati,  il  necessario  afflusso  di liquidità  al  sistema  appare  assicurato,  pertanto  spetta  adesso  ai Governi  e  agli  altri  attori,  banche  comprese,  andare  avanti  con  le riforme strutturali ed il rigore sui bilanci.  

– Negli USA  si  consolida  la  ripresa economica  (confermato al 3%  t/t annualizzato  il Pil nel  IV Q) anche  se ad un  ritmo definito dalla Fed “moderato”.  I dati produttivi di  febbraio confortano,  il mercato  immobiliare  recupera, con  le compravendite che  iniziano a beneficiare del crollo dei  prezzi degli  edifici,  le  tensioni occupazionali  cominciano,  seppur  lentamente, a  ricomporsi e  l’inflazione  si mantiene  stabile. Ferve  inoltre  il  dibattito  su  un  nuovo  possibile  piano  di  allentamento  quantitativo:  Bernanke  si  dichiara  pronto  ad  intervenire  per  sostenere l’economia e soprattutto un mercato del lavoro in cui la disoccupazione si attesta comunque all’8,3%; ma la recente pubblicazione delle minute  del  FOMC  sembra  allontanare  tale  eventualità  a meno  di  nuove  ricadute  della  crescita.  I  prossimi mesi  saranno  decisivi  per  capire l’entità del recupero statunitense e le possibili indicazioni della Fed. 

– In Area  euro,  la  prima  flessione  congiunturale  della  crescita  dal  2009  (-0,3%  t/t  nel  IV  trim.  2011)  apre  le  porte  di una mild  recession, complice  la  frenata  della  locomotiva  tedesca  (in Germania  il  Pmi manifatturiero  a marzo  torna  sotto  i  50  punti)  e  le  difficoltà  dei periferici.  Consumi  stagnanti  e  disoccupazione  al  10,8%  contribuiscono  a  delineare  il  quadro,  mentre  l’inflazione  decelera  lentamente portandosi al 2,6% a/a a marzo. Ma il principale fattore d’incertezza rimane la crisi del debito: il nuovo piano di salvataggio di Atene ed il potenziamento ad €800Mld del complesso di firewall anti crisi non hanno rassicurato definitivamente i mercati che tornano a temere possibili effetti contagio all’interno dell’Unione e si concentrano in particolare sulla tenuta dei conti pubblici spagnoli (negativo l’esito dell’ultimo collocamento  di  titoli  iberici).  Le  possibilità  di  ripresa  economica,  di  cui  si  intravedono  i  segnali,  dipenderanno  inevitabilmente  dall’efficace contenimento della crisi.

– L’Italia  affronta  una  recessione  (-0,4%  a/a  il  Pil  nel  IV  trimestre)  che  potrebbe  persistere  per  l’intero  2012,  secondo  il Ministro  dello Sviluppo Economico. La pesante  flessione a gennaio di produzione, ordini e  fatturato e  la difficile situazione del mercato dell’auto, evidenziano  la contrazione  in  atto;  tuttavia  gli  indicatori  anticipatori  di  marzo,  in  lieve  recupero,  lasciano  ipotizzare  un  possibile  superamento  della  fase recessiva  più  acuta  a  partire  dal  II  trimestre  dell’anno.  Molto  dipenderà  dalla  probabile  riforma  di  un  mercato  del  lavoro,  dove  la disoccupazione  tocca  nuovi  record  ed  un giovane  su  tre  non  ha  un’occupazione. Un’inflazione ancora elevata e  che potrebbe  continuare  a mordere  nei  prossimi  mesi  in  scia  al  trend  al  rialzo  delle  sottocomponenti  relative  ai  trasporti  e  all’abitazione,  oltre  a  consumi stagnanti contribuiscono ad alimentare l’incertezza. In un clima di acceso dibattito tra le forze politiche e di agitazione delle parti sociali, il Governo è impegnato a rilanciare la crescita e fugare le perplessità dei mercati che tornano a mostrare segnali di nervosismo: lo spread italiano si riporta infatti sopra i 350 punti.
 
– Come ampiamente previsto dagli analisti, il consiglio direttivo ha lasciato invariato il tasso di riferimento all’1%, senza discutere nell’odierna riunione del board, alcun intervento sul costo del denaro. In conferenza stampa, Draghi ha confermato che notevoli downside risk per la crescita prevalgono per lo scenario futuro, a causa soprattutto  delle  persistenti  tensioni  sul mercato  del  debito  europeo  e  possibili  nuovi  rialzi  dei  prezzi delle commodity;  l’attività economica sembra essersi stabilizzata su  livelli bassi nei primi mesi dell’anno, ed una ripresa è attesa nel corso del 2012, ma ad un ritmo molto graduale. A causa del recente rialzo del prezzo del petrolio e delle imposte indirette l’inflazione è prevista rimanere al di sopra del 2% nel corso dell’anno per poi  tornare  in prossimità ma  sotto  il 2% nel 2013. Comunque  in uno  scenario di  crescita modesta  le aspettative d’inflazione  nel  medio  termine  rimangono  ben  ancorate  e  le  pressioni  sui  prezzi  limitate.  L’ipotesi  di  tassi  di riferimento  fissi  all’1%  per  l’intero  2012,  risulta  quindi  più  che  plausibile.  L’espansione  monetaria continua ad essere moderata, nonostante segnali di recupero nei primi mesi dell’anno. 

– Sollecitato sull’efficacia delle recenti operazioni LTRO a tre anni, Draghi ha sottolineato come il pieno effetto dei recenti finanziamenti straordinari condotti dalla Bce non possa ancora essere valutato, ma che comunque le operazioni hanno garantito la necessaria liquidità al sistema. Il numero uno dell’Eurotower, ha comunque precisato che tutte le misure non convenzionali sono temporanee e che adesso spetta ai Governi e agli altri attori, banche comprese, andare avanti con le riforme strutturali ed il rigore sui bilanci; in tale ottica Draghi legge il parziale  insuccesso dell’ultimo collocamento di bond spagnoli, come un segnale dell’elevata attenzione dei mercati ai “fondamentali”. 

– Sollecitato sulla tematica di un eventuale exit strategy, dopo le recenti pressioni della Germania che chiede alla BCE di affrontare in tempi brevi un piano di rientro dalle misure straordinarie di liquidità, Draghi ha sottolineato come ogni discussione in materia sia prematura. 

– La Bank of England dovrebbe confermare il proprio piano di allentamento quantitativo a £325Mld, ed  il costo del denaro al 0,5%.

Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di FED e BCE
 
– Dopo  l’intervento  odierno  di Draghi  le  attese  sui  tassi  impliciti  dei  contratti  euribor  rimangono  sostanzialmente  invariate rispetto ad un mese fa. Il mercato sconta tassi euribor al di sotto dell’1% nel prossimo biennio, ipotesi che dovrebbe realizzarsi  semplicemente  per  effetto  delle  recenti manovre  straordinarie  di  rifinanziamento  a  tre  anni;  data  la debolezza della ripresa economica in area Euro, rialzi del costo del denaro sembrano alquanto improbabili nel breve –medio periodo. 

– Poco mossa anche la curva dei tassi Libor Usa, lungo tutte le scadenze fino al 2013. Il recente consolidamento della crescita statunitense spinge tuttavia i mercati a considerare un possibile anticipo dell’inizio dell’exit strategy da parte della Fed, con la curva in rialzo a partire dal 2014, sebbene Bernanke abbia preannunciato tassi fermi almeno fino a tutto il 2014.

Usa

– In USA continuano  i segnali di ripresa, con  il Pil che nel 4Q è confermato al 3%  t/t annualizzato, dall’1,8% del  trim. precedente. La Fed appare moderatamente confident sulla  tenuta dell’economia domestica,  con  una  crescita  che  viene  vista  “moderata”  ed  una  disoccupazione  in  lento ma  graduale rallentamento. I dati produttivi di febbraio confermano il consolidamento con gli ordini di fabbrica e quelli di beni durevoli in progresso rispettivamente del 9% e del 17,7% a/a; anche la produzione, seppur al palo  su  base  congiunturale,  avanza  del  4%  a/a.  La  pubblicazione  delle  minute  del  FOMC  stempera  le aspettative di un nuovo imminente piano di allentamento quantitativo, alimentate dalle recenti dichiarazioni di Bernanke. Per la Fed “un nuovo QE sarebbe auspicabile solo in caso di ricadute della crescita o eccessivo raffreddamento dei prezzi” ma il Chairman sottolinea la possibilità di repentini interventi dell’Autorità se necessario. L’andamento contrastato dei leading indicators di marzo (Pmi Chicago, Fed Dallas in calo; Ism manifatturiero,  Philadelphia  Fed,  Manifattura  New  York  in  rialzo)  prefigura  difatti  ancora  incertezza. Tenuta del mercato del lavoro, redditività delle banche, evoluzione possibile della crisi del debito in Europa e gestione dell’elevato  indebitamento  federale,  rimangono  fattori con cui dovrà confrontarsi  la crescita. Nelle primarie repubblicane Romney sembra prevalere su Santorum nella sfida ad Obama per le presidenziali.

– Recuperano le vendite al dettaglio che a febbraio avanzano dell’1,1% m/m (+6,5% a/a); in calo la fiducia dei consumatori di marzo, mentre quella rilevata dall’Università del Michigan migliora nello stesso mese. A febbraio, balzo della spesa personale (+0,8% m/m da 0,4%), mentre risulta più modesto il progresso del reddito personale (0,2% m/m come a gennaio). 

– Sul mercato  immobiliare a  febbraio si conferma  il trend di recupero  in atto: avanzano  infatti  le vendite di case nuove (+11,4% a/a) quelle di case esistenti  (+8,8%a/a)  e  di  case  in  corso  (+13,9%  a/a);  balzano  i  permessi  edilizi  (+33,9%  a/a).  Il  crollo  dei  prezzi  degli  immobili  (a  gennaio  l’indice S&P/Case-Shiller Composite-20 perde il 3,78% a/a) sembra impattare positivamente sul comparto; tuttavia flette la spesa edilizia (-1,1 m/m a febbraio). 

-Segnali di miglioramento anche dal mercato del lavoro, con i nuovi sussidi settimanali (359mila unità) ancora in diminuzione e il tasso di disoccupazione atteso stabile all’8,3% anche a marzo; nello stesso mese decelerano meno delle attese il numero di occupati rilevati dall’ADP. A febbraio, stabile al 2,9% a/a l’inflazione, mentre continuano a rallentare i prezzi alla produzione (3,3% a/a da 4,1%).

Area Euro

– La prima  flessione congiunturale dal 2009 del Pil dell’Area Euro (-0,3%  t/t nel 4Q) evidenzia  la delicata situazione economica europea alla prese con una mild recession. Al livello produttivo a gennaio sia la produzione che gli ordini industriali mostrano decise flessioni (-1,2% a/a e -3,3% a/a rispettivamente). Preoccupa  la  frenata della Germania, evidenziata dal pesante calo degli  ordini  (-6,1%  a  febbraio),  dalla  caduta  sotto  quota  50  punti  del  Pmi manifatturiero domestico e dal raffreddamento dell’export tedesco, assieme alla recessione sperimentata dai paesi periferici. Contrastati i leading indicators di marzo: se da un lato i Pmi continuano a segnalare contrazione, dall’altro lo Zew e l’Ifo tedesco (saliti rispettivamente a 11 e 109,8 punti) prefigurano un possibile recupero produttivo. Ma il principale  fattore di  incertezza rimane  la crisi  del  debito:  il nuovo  piano  di  salvataggio  da  €130Mld  accordato  ad Atene  una  volta raggiunto  l’accordo  di  swap  sul  debito  ellenico  (l’adesione  non  è  stata  comunque  totalitaria  e  si tratta  ancora  con  i  non  aderenti)  e  l’intesa  raggiunta  al  recente  Ecofin  sul  potenziamento della  rete di  firewall anticrisi  (Esm + EFSF + prestiti bilaterali + Efsm,  il primo piano di aiuti attivato  dall’UE)  ad  800Mld  di  euro  (meno  dei  €1000Mld  caldeggiati  dall’Ocse),  hanno  solo parzialmente alleggerito  le  tensioni. Preoccupa  la salute dei conti pubblici spagnoli:  il debito pubblico  di  Madrid  salirà  nel  2012  dal  68,5%  al  79,9%  del  Pil  ed  il  Governo  ha  recentemente annunciato  una  manovra  restrittiva  da  €27Mld  per  raggiungere  gli  obiettivi  di  bilancio  stabiliti.
Intanto Moody’s conferma ad A3 con outlook negativo  il rating della Spagna, Fitch ritiene ancora  effettivo  il  rischio  di  default  ellenico  disordinato  ed  alcuni  operatori  ipotizzano  la necessità di nuovi aiuti per Grecia, Portogallo e Irlanda. I differenziali di rendimento tra i titoli decennali dei periferici ed il bund tedesco hanno così reagito, tornando nuovamente ad allargarsi sui timori di contagio. La situazione di particolare  incertezza  in Area euro si riflette anche sulle economie  limitrofe  con  Fitch  che  rivede  da  stabile  a  negativo  l’outlook  dell’Inghilterra fissando al 50% la probabilità di una perdita della AAA entro 2 anni. Nessun passo avanti inoltre a livello comunitario circa l’introduzione della Tobin tax sulle transazioni finanziarie.

– A  febbraio  le vendite  continuano ad arretrare  (-2,1% a/a da  -1,1%); prosegue  tuttavia  il lento recupero della fiducia dei consumatori (a -19,1 punti a marzo dai -20,3 precedenti).

– Inflazione  in  decelerazione  al  2,6%  a/a  a marzo,  con  gli  analisti  che  si  attendevano  un raffreddamento  più  marcato;  l’IPCA  tedesco  sembra  avviarsi  verso  il  target  del  2%,  mentre rimangono forti tensioni sui prezzi in Italia. Rallenta a febbraio il PPI (al 3,6% a/a dal 3,8%).

– Persistenti  tensioni sul mercato del  lavoro,  con  la disoccupazione che sale al 10,8% a febbraio (dal 10,7% precedente). Sempre a  febbraio cresce  la massa monetaria M3 (2,8% a/a da 2,5%). In deficit la bilancia commerciale a gennaio (€7,6Mld).

Italia

– L’Italia  registra  nel  IV  trimestre  del  2011  una  contrazione  del  Pil  dello  0,4%  a/a  dal  +0,4%  precedente,  con  contributo  negativo  di  tutte  le componenti  salvo  quello  della  domanda  estera  netta.  La  crescita  si  ferma  così,  secondo  Istat,  allo  0,5%  nel  2011, mentre  il Ministro  dello Sviluppo  economico  Corrado  Passera  lancia  l’allarme  per  una  recessione  che  durerà  per  l’intero  2012.  L’Agenzia  Fitch  stima  una  contrazione dell’1,6% per il Pil italiano nel 2012, mentre l’Ocse prevede una flessione dell’1,6% t/t annualizzato nel Q1 e dello 0,1% nel Q2. Confermano la tendenza in atto i dati produttivi di gennaio: si registrano pesanti cali tendenziali sia per la produzione (-5% a/a per la wda) sia per gli ordini industriali  (-5,6%)  che  per  il  fatturato  (-4,4%).  Sempre  critica  la  situazione  del  mercato  dell’auto  (-26,7%  a  marzo).  Tuttavia  gli  indicatori anticipatori di marzo indicano un lieve recupero, lasciando ipotizzare un possibile superamento della fase recessiva più acuta: il PMI manifatturiero sale  infatti  a  47,9  p.  (ancora  lontano  dalla  soglia  dei  50  punti)  e  la  fiducia  delle  imprese  avanza  a  92,1  punti;  in  particolare  le  attese  sulla produzione avanzano nel Centro  Italia e nel Nord Est, mentre  rimangono  invariate nelle  altre  aree. Nel  frattempo, mentre  è  in  approvazione  il decreto sulle semplificazioni, si discute sulla riforma del mercato del lavoro annunciata da Monti, che sembra poter riscuotere l’appoggio delle forze politiche. L’accesa discussione sull’azione di Governo ed il dibattito sociale assieme ai rinnovati timori per la crisi del debito, hanno riportato lo spread Btp10Y-Bund  nuovamente  sopra  i  350  pb.  S&P’s  ricorda  che  l’Italia  può  rappresentare  il maggior  fattore  di  rischio  per  l’Eurozona,  e  desta preoccupazione un documento  riservato  rivelato dal Financial Times secondo cui gli obiettivi di bilancio sin qui  raggiunti dal Bel Paese potrebbero non essere sufficienti, rendendo necessarie nuove manovre correttive; l’Esecutivo ha seccamente smentito ulteriori interventi.

– Ancora negative  le  vendite al dettaglio,  che  tuttavia  registrano un  calo più  contenuto  rispetto al passato  (-0,8% a/a a gennaio da  -3,7%);  in recupero anche la fiducia dei consumatori a marzo (a 96,8 punti), ma ipotizzare un’inversione di tendenza dei consumi appare ancora azzardato.

– A marzo l’inflazione (Nic+tabacco), nella versione preliminare, si conferma stabile al 3,3% a/a; per quanto riguarda i prezzi dei carburanti la soglia psicologica dei 2 euro al litro sulla benzina verde si avvicina. In rialzo l’IPCA che sale al 3,8% a/a dal 3,4% precedente. A febbraio decelerano invece i prezzi alla produzione (3,2% a/a dal 3,5%).

– Tensioni crescenti sul mercato del lavoro: a febbraio nuovo record per la disoccupazione che sale al 9,3%, con quella giovanile al 31,9%.

L’inflazione italiana

– Si mantiene elevata  l’inflazione  italiana. A marzo  il dato preliminare ha  registrato un  tendenziale  in deciso aumento al 3,8% secondo  l’indice  IPCA armonizzato al  livello europeo. Da un’analisi delle sottocomponenti emerge che  le pressioni principali sui prezzi negli ultimi mesi sono giunte principalmente dalle sottocomponenti relative ai trasporti e all’abitazione che insieme pesano per il  25%  del  paniere.  Entrambe  le  voci mostrano  un  trend  al  rialzo  pressoché  ininterrotto  dal  giugno  2011,  con  un’accelerazione  più marcata nella parte  finale dell’anno a seguito degli aggiustamenti conseguenti all’aumento dell’Iva. Gli aumenti dei prezzi delle benzine e delle tariffe di luce e gas si sono tradotte in incrementi medi di entrambe le sottocomponenti superiori al 7% su base tendenziale nel primo trimestre del 2012. Analizzando la serie storica, incrementi simili si erano realizzati nel 2008 quando, prima dell’arrivo della crisi
mondiale, le materie prime avevano raggiunto prezzi record, con il petrolio (WTI) che aveva forato i 140 $ al barile. 

– Dato  l’attuale  livello  del  prezzo  del  greggio  (WTI  a  103  $/b)  non  escludiamo  la  possibilità  di  ulteriori  rialzi  dei  prezzi  dei carburanti.  Le  commodities,  infatti,  potrebbero  risentire  nei  prossimi  mesi  dell’elevata  liquidità  messa  in  circolazione  dalle  politiche monetarie espansiva adottate sia dalla Fed e dalla Bce. L’Autorità per l’energia elettrica ed il gas ha inoltre aggiornato a partire dal mese  di  aprile  i  prezzi  di  energia  elettrica  (+5,8%)  e  gas  (+1,8%)  per  le  famiglie  e  piccole  imprese.  Le  parole  del  viceministro all’Economia Grilli hanno inoltre confermato il rialzo dell’IVA al 23% da inizio ottobre. 

– La corsa dei prezzi quindi potrebbe non essere finita. Sicuramente a causa di un effetto confronto particolarmente positivo, nei prossimi mesi si dovrebbe assistere ad un rallentamento dell’inflazione  (a marzo  tale effetto è stato parzialmente compensato dall’aumento dei prezzi delle sigarette), ma non ci attendiamo per il 2012 un’inflazione media troppo distante dal 3% annuo.

 


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 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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