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Osservatorio sulla congiuntura: Scenario macro, tassi e aggiornamento Bce

Nessuna novità di rilievo è emersa dalle riunioni delle autorità monetarie. La Fed ha deciso, come nelle attese, di estendere il QE, acquistando bond governativi sul tratto 5-10Y, per un ammontare pari a 600 Mld $ e lasciandosi aperta l’opzione di aumentare gli acquisti qualora la situazione …


Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli


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lo richieda. Il programma si protrarrà fino a giugno 2011. La Bce ha ribadito l’appropriatezza del tasso di intervento e, pur ammettendo la temporaneità delle misure straordinarie (le aste e l’acquisto di bond), non ha fatto alcun riferimento ad una data per la loro rimozione. Anche la BoE non ha toccato i tassi e ha confermato il suo programma di acquisto di bond per 200Mld/$. Stanotte la BoJ dovrebbe annunciare un ulteriore acquisto di asset per stimolare l’economia.

– I messaggi delle principali banche centrali mondiali sono stati chiari: la politica monetaria continuerà a rimanere espansiva perché al momento ci sono ancora troppe incertezze. Sulla Fed il consensus è pressoché unanime mentre sulla Bce gli operatori di mercato non sono ancora convinti. Preoccupa l’eccessiva attenzione che la Bce ha sempre posto nei confronti dell’inflazione. Due i motivi per cui riteniamo che la Bce manterrà tassi fermi almeno fino al terzo trimestre 2011: 1) il riacuirsi delle tensioni sui paesi periferici; 2) bassi rischi inflattivi a causa della debolezza della domanda interna.

– L’economia USA cresce nel III trim. 2010 del 2% t/t annualizzato (dato preliminare) rispetto al +1,7% del II trim. in linea con le attese degli analisti, stentando tuttavia ad accelerare. Ma segnali distensivi giungono dagli ordini industriali di settembre saliti oltre le attese e dal balzo dell’ISM manifatturiero e dell’indice dei direttori d’acquisto di Chicago in ottobre. Nonostante le preoccupazioni dei mercati, sotto controllo l’inflazione con l’indice dei prezzi al consumo che, a settembre, si attesta all’1,1% a/a sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente.

– In area Euro i periferici continuano a scontare le difficoltà sui propri conti pubblici; secondo indiscrezioni la Bce continua a comprare bond governativi, intervenendo su un mercato ancora sotto tensione. Lo spread irlandese vs il decennale tedesco ha subito un marcato allargamento nel mese, insieme quello ellenico e portoghese, con movimento molto marcato nell’ultima settimana. Dal lato
macro gli indicatori di fiducia mostrano segnali incoraggianti: lo ZEW di ottobre si mostra inaspettatamente positivo e l’IFO segnala recupero soprattutto nella componente relativa alle aspettative.

– Ad agosto continua il recupero della produzione industriale wda italiana (+9,5% a/a e +1,6% m/m oltre le attese) e degli ordinativi industriali (+32,4% a/a vs il 10,4% di consensus). Tale accelerazione produttiva dovrebbe ridimensionarsi a settembre con riflessi sulla crescita italiana che secondo le nostre stime nel III trimestre 2010 dovrebbe attestarsi al +1% a/a rispetto al +1,3% del II trim. Ancora al palo i consumi, con le vendite al dettaglio rimaste invariate ad agosto su base congiunturale, tuttavia si mostra inaspettatamente in crescita ad ottobre il dato sulla fiducia dei consumatori. La disoccupazione sale come previsto all’8,3% a settembre; quella giovanile (15-24 anni), è salita al 26,4% dal 25% di agosto.

– Nelle EE i maggiori flussi di capitale stanno favorendo l’apprezzamento delle valute e delle  attività finanziarie, ma mancano interventi coordinati di policy sul mercato valutario, anche perché le autorità devono fronteggiare esigenze diverse.

La riunione della BCE

– Come nelle attese la Bce mantiene invariati i tassi di interesse anche nella riunione di novembre. L’inflazione al momento non preoccupa le autorità monetarie e la crescita economica, sebbene in continuazione, mostra una dinamica incerta. Secondo Trichet, la politica monetaria rimane accomodante, le misure non convenzionali sono ancora necessarie pur ribadendo la loro natura transitoria. Le aste di rifinanziamento degli istituti di credito dell’Eurozona presso la Bce rimarranno, quindi, di ammontare illimitato per evitare tensioni sul mercato monetario ed il programma di riacquisto di bond viene mantenuto. Essendo misure di natura transitoria Trichet ha dichiarato che verranno soppresse non appena i mercati si saranno stabilizzati, ma non è stata fissata una data certa. Malgrado l’obiettivo primario della Bce rimanga la stabilità dei prezzi non ci attendiamo un incremento del tasso di riferimento prima dell’ultimo trimestre 2011 per due motivi: l’inflazione continuerà a rimanere sottocontrollo a causa della debolezza della domanda, soprattutto considerando che l’economia europea tornerà a rallentare nel IV trimestre 2010 e nel I trimestre 2011; la difficile situazione di alcuni paesi periferici, i cui spread vs bund, sono tornati a salire nelle ultime settimane.

– Trichet ha anche fatto appello ai governi nazionali ribadendo l’importanza di proseguire sulla strada del consolidamento fiscale, che per alcuni paesi diviene particolarmente importante.

La riunione della Fed

– La Fed ha deciso di estendere il QE fino a giugno 2011 ed ha deciso, per adesso, l’acquisto di bond governativi per un ammontare pari a 600 Mld $. Si tratta di una misura contenuta rispetto ai 2000 Mld inizialmente ipotizzati ma non è escluso che nei prossimi mesi, se l’economia stenterà a riprendersi, Bernanke decida di aumentare l’ammontare fino ad impiegare per intero gli interessi maturati sui titoli acquistati durante il QE1 (2 Trl$). Il messaggio è stato chiaro: la politica monetaria rimarrà espansiva almeno fino alla metà del prossimo anno per sostenere la ripresa economica. L’attesa di tassi fermi almeno fino alla seconda metà del 2011 ha generato un ulteriore indebolimento del $ nei confronti delle principali valute. Il $ rimane infatti una delle valute preferite dagli investitori per il carry trade. La decisione della Fed continuerà a mantenere ben biddati i bond governativi su tutte le scadenze. La manovra di riacquisto si concentrerà infatti sul tratto a 5-10 anni, ma i tassi sulle scadenze inferiori rimarranno bassi proprio in virtù della prosecuzione della politica a tassi zero. Per quanto riguarda scadenze più lunghe non è esclusa una correzione temporanea, ma il trend dei tassi rimarrà calante così come lo è stato negli ultimi 30Y. Al momento, vista la debolezza della domanda interna, non sussistono rischi inflattivi conseguenti al QE. Gli ultimi dati sull’inflazione confermano un rallentamento della crescita dei prezzi al consumo anche a settembre con l’inflazione core (al netto di fattori stagionali) calata allo 0,8% a/a, dallo 0,9% di agosto.

Cosa scontano i mercati

– Nell’ultimo mese le attese di mercato circa le prossime mosse di politica monetaria sono  cambiate, come confermano le curve dei tassi impliciti sull’euribor3M e sul libor3M. In Area Euro le attese sono adesso per un rialzo dei tassi di interesse da 25 bps già a giugno 2011 e crescono le probabilità di un tasso di intervento a fine 2011 all’1,5%. In Usa invece le attese sono per un prolungamento dell’atteggiamento attendista della banca centrale con tassi invariati almeno fino a tutto il 2011 (primo rialzo a primavera 2012). Le parole di Trichet di oggi non hanno smorzato le attese di mercato sulla tempistica dei rialzi, con i prezzi dei contratti che sono tornati a salire rispetto all’apertura. L’estrema cautela con cui la Bce rimuoverà le misure straordinarie potrebbe portare ad un solo rialzo dei tassi per l’intero 2011. La mossa dovrebbe essere da soli 25 bps, anche se gli aumenti delle tariffe in molti stati dell’Area Euro attesi per il prossimo anno potrebbero  generare qualche tensione sui prezzi aprendo lo spazio per un aumento del costo del denaro di 50 bps.

L’accordo su cambi è ancora lontano, ma si discutono alcune proposte

– L’incontro dei ministri e dei banchieri centrali dei paesi del G20 tenuto il 23 ottobre, ha parzialmente deluso chi si attendeva un accordo sui tassi di cambio che limitasse l’elevata volatilità del $. Il segretario al tesoro Geithner ha però proposto una regola secondo la quale sarebbe opportuno mantenere gli squilibri di partite correnti dei paesi al di sotto del 4% del Pil sia che si tratti di un surplus sia di un deficit. Escludendo Russia ed Arabia Saudita, produttori di materie prime che difficilmente potranno riequilibrare i propri conti con l’estero, Cina e Germania sono i due paesi tra i G20 con surplus superiore al 4% del Pil, che dovrebbero espandere la propria domanda interna. La Cina sembra che voglia intraprendere misure di stimolo per la domanda ma con ogni probabilità chiederà come contropartita un accordo sui cambi. Il paese infatti ha accumulato una grossa quantità di riserve, soggette a perdite in conto capitale a causa della continua svalutazione del $, aggravata dalla politica monetaria espansiva da parte della Fed. La Cina ha accumulato quasi 2,5 Trl $ di riserve di cui il 65% è in $ (pari a circa 1,6 Trl$), il 26% in €, il 5% GBP ed il 3% Yen. Da settembre ad oggi lo Yuan ha perso circa il 2,30% vs $ per una perdita in conto capitale di oltre 36 Mld$.

Usa

– L’economia USA cresce nel III trim. 2010 del 2% t/t annualizzato (dato preliminare) rispetto al +1,7% del II trim. in linea con le attese degli analisti, stentando tuttavia ad accelerare. Ancora una volta è il contributo dei consumi personali (saliti del 2,6% t/t annualizzato) ad incidere positivamente sulla crescita, ma non recuperano gli investimenti e preoccupa il ciclo delle scorte. Le difficoltà sono fotografate dal deludente dato sulla produzione industriale che a settembre torna inaspettatamente negativa su base congiunturale (-0,2% m/m vs il +0,2% di consensus). Tuttavia segnali distensivi giungono dagli ordini industriali di settembre saliti oltre le attese e dal balzo dell’ISM manifatturiero e dell’indice dei direttori d’acquisto di Chicago in ottobre.

– Tengono i consumi nel mese di settembre, con le vendite al dettaglio anticipate che salgono dello 0,6% m/m rispetto allo 0,7% precedente, e le aspettative sono per un mantenimento del trend come sottolinea il dato sulla fiducia dei consumatori (ad ottobre a 50,2p.). Crescono oltre le attese ad ottobre le vendite nazionali di veicoli. Tuttavia reddito e spesa personale a settembre si mostrano inferiori alle attese.

– Nonostante le preoccupazioni dei mercati, sotto controllo l’inflazione con l’indice dei prezzi al consumo che, a settembre, si attesta all’1,1% a/a sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente. Invariata la componente core in termini congiunturali. In salita invece i prezzi alla produzione con il PPI di settembre in ascesa al 4% a/a dal +3,1% precedente.

– Persistono le tensioni sul mercato del lavoro con la disoccupazione che ad ottobre è attesa dagli  analisti invariata al 9,6%, tuttavia la rilevazione ADP nello stesso mese ha evidenziato segnali di miglioramento con gli occupati saliti di 43000 unità rispetto al calo registrato a settembre. Prosegue lentamente la stabilizzazione del mercato immobiliare USA: se da un lato la spesa edilizia aumenta inaspettatamente a settembre (+0,5% m/m dal -0,2% precedente), cresce la vendita di case nuove nello stesso mese (+6,6% m/m) e balza la vendita di case esistenti (+10% m/m), tuttavia crollano inaspettatamente i permessi edilizi concessi (-5,6% m/m rispetto al 2,1% di agosto). Sale a 34,5 Mld di dollari il deficit pubblico statunitense a settembre.

Area Euro

–  I periferici continuano a scontare le difficoltà sui propri conti pubblici; secondo indiscrezioni la Bce continua a comprare bond governativi irlandesi, intervenendo su un mercato ancora sotto tensione. Lo spread irlandese vs il decennale tedesco ha subito un marcato allargamento nel mese, insieme quello ellenico e portoghese, con movimento molto marcato nell’ultima settimana. Sulla Grecia pesa l’assoluta incertezza sullo stato della finanza pubblica. Eurostat non ha ancora certificato i conti di Atene. Si teme un rapporto deficit/Pil ben superiore alla forchetta 12,5%/13,8% inizialmente previsto. Sul Portogallo pesa lo stallo della manovra correttiva dei conti pubblici, attualmente in approvazione alla commissione parlamentare. Sull’Irlanda pesano le dichiarazioni del ministro del bilancio, secondo cui si dovrà ancora mettere mano ai conti pubblici con una ulteriore manovra correttiva. A Dublino solo il salvataggio delle banche costerà tra il 25% e il 30% del Pil.

 

– I ministri finanziari dell’Unione hanno approvato la nuova regolamentazione degli hedge funds europei. E’ stato inoltre stabilito di applicare nuove sanzioni – e più velocemente – a quei paesi che non progrediscono con sufficiente rapidità verso un bilancio in pareggio o in avanzo, hanno deficit di bilancio superiori al 3% del Pil o debito pubblico oltre il 60%, escludendo comunque la possibilità di salvataggi a spese dei contribuenti; l’accordo non è ancora stato sancito e a Bruxelles prosegue la discussione sulla riforma del sistema di salvataggio dei paesi in difficoltà.

– Sale ad agosto la produzione industriale in Area Euro (+1% m/m vs. lo 0,1% di luglio) e Area Euro gli ordinativi industriali. La tendenza evidenziata dai principali leading indicator di ottobre  allontana parzialmente i timori di una flessione produttiva (lo ZEW di ottobre si mostra inaspettatamente positivo anche se in calo rispetto a settembre, mentre l’IFO soprattutto nella componente relativa alle aspettative segnala recupero). Rivisto al rialzo PMI composite nello stesso mese, anche se il dato è leggermente in calo rispetto a settembre; sale a 104,1 punti dai 103,2 precedenti la fiducia economica.

– Sul fronte dei prezzi stabili quelli alla produzione (+0,3% m/m a settembre) mentre sale leggermente il CPI stimato nella zona euro ad ottobre (+1,9% a/a).

– Permangono le difficoltà sul mercato del lavoro con la disoccupazione europea salita al 10,1% a  settembre. In flessione da inizio anno la disoccupazione tedesca che ha raggiunto i livelli minimi dal 1991, mentre critica rimane la situazione in Spagna.

 

Italia
 
– Ad agosto continua il recupero della produzione industriale wda italiana (+9,5% a/a e +1,6% m/m oltre le attese) e degli ordinativi industriali nello stesso mese (+32,4% a/a vs il 10,4% di consensus). Tale accelerazione produttiva dovrebbe ridimensionarsi a settembre con riflessi sulla crescita italiana che secondo le nostre stime nel III trimestre 2010 dovrebbe attestarsi al +1% a/a rispetto al +1,3% del II trim. Difficile anche la situazione del mercato automobilistico con le immatricolazioni di nuove auto in pesante flessione (-28,8% a/a ad ottobre). Il PMI manifatturiero di ottobre si mostra comunque in crescita oltre le attese (a 53 punti da 52,6), cosi come la fiducia delle imprese (a 99,8 vs. il 98,5 di consensus).

– Ancora al palo i consumi, con le vendite al dettaglio rimaste invariate ad agosto su base congiunturale, tuttavia si mostra inaspettatamente in crescita ad ottobre il dato sulla fiducia dei consumatori.

– Sul fronte dei prezzi la stima preliminare di ottobre mostra una ripresa dell’inflazione più marcata se si considera l’indice dei prezzi al consumo armonizzati che sale del 2% a/a, mentre il NIC nella sua componente core avanza dello 0,2% m/m rispetto al -0,2% precedente.

– Ancora tensioni sul mercato del lavoro con la disoccupazione che sale come previsto all’8,3% a settembre; quella giovanile (15-24 anni), particolarmente preoccupante, è salita al 26,4% dal 25% di agosto, e le aspettative sul fronte occupazionale sembrano non intravedere nell’immediato un inversione di tendenza.

Economie Emergenti (1): movimenti valutari sempre più legati a flussi  finanziari…

 
– Prosegue il rallentamento della crescita dell’export delle EE nei 3 mesi fino ad agosto (v. grafico di sinistra), che si accompagna però a una modesta accelerazione delle importazioni (+0,5% nei 3 mesi fino ad agosto, rispetto alla crescita nulla dei 3 mesi fino a luglio), che sembra confermare la relativa tenuta della loro domanda interna. Quest’ultima, a partire soprattutto da settembre, è sostenuta anche dall’apprezzamento delle valute delle stesse EE rispetto all’USD, sia in termini nominali che in termini reali, con conseguente rafforzamento del tasso di cambio effettivo reale (REER, v. grafico di destra), fenomeno che sta riguardando la maggior parte delle EE e che (anche alla luce del citato indebolimento degli scambi commerciali) appare spiegato soprattutto dai maggiori flussi finanziari .
– Le ragioni di tale tendenza, oltre all’enorme massa di liquidità disponibile sui mercati e ai più alti tassi di interesse nelle EE rispetto alle economie consolidate (EC), vanno ricercate nell’ulteriore convergenza fra i premi per il rischio sovrano delle EE e quelli delle EC (evidente nell’andamento dei CDS a 5 anni), nei robusti profitti delle imprese (che contribuiscono anche a spingere le quotazioni azionarie, con l’indice MSCI Em. Markets che il 3 novembre ha toccato il massimo dal 18.06.2008, prima cioè che la crisi travolgesse anche i mercati finanziari emergenti) e, soprattutto, in una crescita economica tuttora sostenuta, come confermano le più recenti previsioni. Nelle scorse settimane, infatti, il FMI ha alzato dal 4% al 5,7% il tasso di aumento reale del PIL dell’America Latina previsto per il 2010 (dove spiccano le performance di Perù, Argentina e Brasile), la BERS stima un incremento del PIL del 4,2% nel 2010 e nel 2011 nell’Europa Centro-Orientale (trainata però soprattutto dalla Turchia e dai paesi CSI), mentre il dinamismo dei paesi asiatici non sembra “turbato” dal rallentamento (peraltro auspicato) dell’economia cinese che nel 3Q2010 è cresciuta del 9,6% a/a, rispetto al 10,3% del trimestre precedente – e dai segnali di aumento dell’inflazione, che hanno però spinto l’India e la Cina ad aumentare i tassi di interesse di riferimento.

Economie Emergenti (2): … con risposte diverse da parte dei policy- makers

– Se da un lato sono per lo più noti i motivi della tendenza all’apprezzamento delle valute delle EE, dall’altro sono più incerte le conseguenze dell’aumento dei flussi di capitale verso le stesse e, soprattutto, quale sia il corretto “mix” di politiche economiche che le autorità dovrebbero mettere in atto. Per quanto riguarda il primo aspetto, si nota come i maggiori flussi di capitale stiano favorendo anche l’apprezzamento delle attività finanziarie delle EE ma solo in parte si stiano traducendo in una crescita del credito interno (v. grafico di sinistra) che nel 2010, in molte EE, dovrebbe essere inferiore rispetto al tasso di incremento medio registrato nel periodo 1998-2008. Le principali eccezioni sono quelle di Colombia, Malesia, Tailandia, Argentina e Brasile dove, evidentemente, è più forte anche la domanda di credito bancario.

– Con riferimento al secondo punto, si nota in primis la mancanza di interventi coordinati di policy, anche perché le autorità devono fronteggiare esigenze diverse. Vi sono di conseguenza: i) paesi che, giocoforza, si sono rassegnati a subire il rafforzamento delle rispettive valute senza adottare misure specifiche (è il caso soprattutto di Sud Africa e Cile); ii) paesi che hanno imposto tasse sull’acquisto di bond da parte di non residenti (Brasile) o tasse sugli interessi e sul capital gain realizzato da investitori esteri (Tailandia); iii) paesi che intervengono direttamente sul mercato acquistando assets denominati in USD (Brasile, Cina, Messico e Turchia fra i principali), con conseguente aumento delle loro riserve valutarie (v. grafico di destra) e necessità di sterilizzare l’aumento dell’offerta di moneta che ne deriva; iv) paesi (Cina in testa) che stanno adottando misure volte a favorire gli investimenti all’estero da parte di residenti. Quest’ultima è una tendenza che si sta rafforzando, tant’è che IIF prevede che nel 2010 il flusso totale di capitali “esportati” dalle EE raggiunga i 1.200 USD/mld (v. grafico di destra); v) vi sono, infine, altri paesi meno coinvolti nella “guerra delle valute” perché hanno un tasso di cambio fisso con il dollaro USA e non stanno registrando pressioni sui loro peg (Libano e i paesi del Golfo)

 

 


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 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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