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Previsioni della Commissione UE sull’Italia

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Previsioni della Commissione UE sull’Italia. Le nuove previsioni della Commissione UE sull’Italia non differiscono molto da quelle del Governo (laddove si tenga conto delle diverse ipotesi su clausole di salvaguardia e proventi da privatizzazioni)……

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Nelle Previsioni Economiche di Primavera, la Commissione Europea ha rivisto al ribasso di un decimo sia nel 2019 che nel 2020 le stime di crescita per la zona euro all’1,2% e all’1,5%.

Le stime sono allineate con le nostre previsioni più recenti.

Le revisioni più ampie rispetto all’autunno riguardano la Germania, dove la crescita per quest’anno è stata rivista a 0,5% da un precedente 1,1%.

La crescita sarà sostenuta ancora dalla dinamica della domanda interna e da un mix di politiche economiche di ampio supporto.

Oltre alla politica monetaria anche la politica fiscale sarà di supporto all’economia: il saldo strutturale di bilancio è atteso peggiorare di mezzo punto nel biennio in corso.

Secondo la Commissione, il rallentamento economico che si è registrato dall’estate scorsa fino a inizio 2019 è in larga misura legato a fenomeni temporanei e specifici di settore, in primis l’auto ma anche l’elettronica.

Il rallentamento del commercio mondiale stimato al 2,9% nel 2019 dal 3,8% del 2018 è la causa dell’andamento recente dell’export.

La Commissione nota che i rischi restano verso il basso e sono legati all’incertezza su politiche commerciali e Brexit. In caso di rallentamento più marcato, la Commissione indica come opportuno usare più aggressivamente la leva della politica fiscale.

L’Italia, assieme alla Francia, è l’unico paese dell’Eurozona dove il rapporto debito/PIL è previsto in crescita nel biennio 2019-20.

Tuttavia, diversamente che in Italia, l’incremento previsto in Francia è marginale.

Invece, fra i paesi ad alto debito il saldo strutturale peggiora anche in Spagna, Portogallo e Belgio, per quanto molto meno rispetto all’Italia.

La Commissione Europea prevede che Germania e Olanda, i due maggiori paesi a basso debito e in surplus, usino in parte lo spazio di manovra di cui dispongono sul piano fiscale per sostenere l’economia.

Per quanto riguarda l’Italia, la Commissione ha tagliato la stima di crescita del PIL a 0,1% per l’anno in corso e 0,7% per il 2020 (cifre limate al ribasso di un decimo rispetto alla previsione di febbraio).

Tuttavia, le previsioni sono state redatte con le informazioni disponibili il 24 aprile, cioè prima che fosse diffuso il dato preliminare sul PIL del 1° trimestre, infatti dal profilo trimestrale pubblicato nel rapporto si vede che la stima per il 1° trimestre è 0,1% t/t (seguito da 0,1% t/t nel 2° trimestre e 0,2% t/t nei due trimestri successivi).

Con lo 0,2% t/t già uscito nel 1° trimestre, mantenendo lo stesso profilo previsivo per i trimestri successivi, la crescita annua risulterebbe pari a 0,3% nel 2019 (e 0,8% nel 2020).

A nostro avviso, il PIL probabilmente non crescerà nel trimestre corrente, mentre resta possibile una ripresa nella seconda metà dell’anno all’incirca sugli stessi ritmi visti nei primi tre mesi.

Questo scenario è coerente con un’espansione annua di 0,2% (attualmente superiore alle attese di consenso, scese a zero ad aprile).

Le proiezioni di finanza pubblica (a politiche invariate ovvero senza ipotizzare il rialzo dell’IVA né misure alternative) vedono un deficit al 2,5% quest’anno e al 3,5% l’anno prossimo (le precedenti stime, di novembre, erano 2,9% e 3,1% rispettivamente).

La revisione migliorativa per l’anno in corso è dovuta alle modifiche dell’ultima ora alla Legge di bilancio, che valevano esattamente quattro decimi di punto.

Tenuto conto del deteriorarsi del quadro di crescita (che era attesa a 1,2% dalla Commissione a novembre), ci si sarebbe potuti anzi aspettare un numero peggiore (la stima della Commissione è di appena un decimo superiore al target governativo).

Inoltre, il peggioramento rispetto al 2018 è dovuto quasi interamente al ciclo, infatti il disavanzo strutturale peggiora di appena due decimi, come previsto dall’accordo UE Governo dello scorso dicembre (ovvero è invariato tenuto conto della flessibilità di due decimi concessa per circostanze eccezionali).

Insomma, l’andamento del disavanzo sia nominale che strutturale quest’anno non sembra giustificare la richiesta di una manovra correttiva.

Le maggiori criticità vengono dall’evoluzione del debito (già quest’anno) e del deficit l’anno prossimo.

Quest’ultimo è atteso peggiorare a 3,5% in termini nominali e di ben 1,2% in termini strutturali. La differenza rispetto alle stime del Governo è spiegata dalle clausole di salvaguardia (e dalle spese a politiche invariate).

In altri termini, solo per ottenere un disavanzo strutturale invariato l’anno prossimo, il Governo dovrebbe coprire interamente le clausole, il che appare condizione necessaria per evitare che possa materializzarsi il rischio di una procedura per deficit eccessivo.

Ma potrebbe essere non sufficiente, in quanto per un pieno rispetto della regola sul saldo strutturale sarebbe richiesto un aggiustamento di +0,6%, ovvero una manovra netta pari all’1,8% del PIL (circa 33 miliardi).

Ancora più preoccupante la dinamica del debito, che la Commissione ha rivisto al rialzo a 133,7% per quest’anno, e a 135,2% per l’anno prossimo (a novembre il debito era visto poco variato al 131% del PIL nel biennio).

In questo caso, le ragioni degli scostamenti rispetto alle previsioni governative sono due: non solo le clausole, che agiscono dal 2020, ma anche le ipotesi in merito all’ambizioso programma di privatizzazioni (che vale un punto di PIL quest’anno e tre decimi l’anno prossimo).

La Commissione non sembra incorporare proventi da tale programma (il che sarebbe giustificato dal fatto che il Governo non ha sinora fornito alcun dettaglio in merito).

In sintesi, le nuove previsioni di crescita del PIL della Commissione ci sembrano non aggiornate e forse (lievemente) pessimistiche, le proiezioni sulla finanza pubblica delineano un quadro tendenziale non compatibile con il rispetto delle regole UE e del tutto coerente con le stime inserite dallo stesso Governo nel DEF, con la differenza data da una diversa valutazione della probabilità che vengano attuate privatizzazioni e aumento dell’IVA.

Fonte: BondWorld.it

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