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Sotto la lente: La quiete dopo la tempesta sugli emergenti

OROLOGIO 1

Come la quiete dopo la tempesta, sul fronte degli emergenti si sta assistendo negli ultimi giorni a un raffreddamento delle tensioni che hanno portato a un vero e proprio crollo, in alcuni casi, dei listini azionari e delle rispettive valute….

Una reazione talvolta sproporzionata, alimentata dall’avvio del tapering e dal pericolo di un effetto contagio proveniente dall’America Latina, Argentina in testa.
Lo scudo alzato dalle rispettive Banche Centrali, per rendere maggiormente convenienti i propri rendimenti e scongiurare un massiccio deflusso di capitali con un reverse carry-trade che sarebbe stato potenzialmente dannoso per le proprie economie interne, ha avuto effetti sul mercato dei cambi solo qualche settimana più tardi.  E cosi, nonostante il trend di deprezzamento permanga a tutt’oggi immutato contro l’euro, il gap dai minimi registrati ad inizio febbraio per molte valute risulta  già piuttosto consistente.
Dando uno sguardo ai rendimenti di mercato, salvo rare parentesi, il solido contesto di risk-on continua a premiare i Periferici a discapito delle low-yield, che tuttavia si confermano su livelli storicamente molto bassi. A tal riguardo basti pensare come il rendimento del BOT annuale stazioni attualmente sui minimi dall’introduzione dell’Euro, mentre il decennale si attesta sui livelli del 2002. Questo per dimostrare come l’interesse degli operatori sul settore delle valute high yield permanga, comprensibilmente, molto alto. Un valido mix di portafoglio, tra un investimento a benchmark e una quota residuale in bond in valuta garantirebbe all’investitore di poter battere il rendimento di mercato con la consapevolezza di esporsi a qualche rischio aggiuntivo.
In tal caso oltre ai rischi canonici di un investimento obbligazionario occorrerebbe preoccuparsi naturalmente anche del rischio cambio, connesso alla svalutazione della divisa estera contro l’euro. A tal riguardo, tuttavia, oltre a sottolineare il forte trend rialzista dei principali tassi di cambio sottostanti, è utile ricordare per gli investitori come i lauti facciali in valuta che solitamente contraddistinguono tali obbligazioni, offrano un valido cuscinetto di protezione per eventuali movimenti avversi del cross valutario in questione.
Ampia risulta essere la gamma di prodotti messi a disposizione  da RBS Plc, che offrono un giusto mix tra valute core ed emergenti. Con riferimento alle high yield, particolarmente interessanti risultano essere i due bond implicitamente connessi alle sorti della Lira Turca e del Rand Sudafricano. Stiamo parlando nello specifico della RBS Lira Turca 9% (XS0609262471) e della RBS Rand Sudafricano 8,5% ( Isin XS0609261820), obbligazioni a tasso fisso, con una frequenza trimestrale di erogazione delle cedole, aspetto da non sottovalutare nell’ambito dei bond in valuta estera, caratterizzate da una scadenza di breve termine, prevista nel dettaglio per il 25 luglio 2015.
Prima di analizzare le due proposte, interessanti non solo in ottica di diversificazione valutaria, ma anche come strumenti di yield enhancement, è doveroso ricordare che l’investimento in valuta scoperta presuppone che il rendimento a scadenza risulti direttamente connesso all’andamento del tasso di cambio sottostante, dal momento che in caso di deprezzamento della divisa straniera, che si configura con una salita del tasso di cambio sottostante, il rendimento subirà un progressivo calo, così come nel caso opposto, ovvero con un calo del tasso di cambio, aumenterà conseguentemente lo yield-to-maturity della proposta.
Chiarita tale relazione, immunizzando gli effetti di una variazione del tasso di cambio sottostante, per quanto riguarda la proposta in lire turche, l’attuale prezzo lettera pari a 99,99 try, esprime un rendimento lordo annuo del 9%. Analogamente, per quanto concerne la RBS Rand Sudafricano 8,5%, attualmente scambiata a 102,2 zar, questa offre un rendimento lordo su base annua del 6,5%.

Fonte: RBS

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