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Stati Uniti ridotto timori conclusione ripresa record

Stati Uniti ridotto timori conclusione ripresa recordStati Uniti. In autunno, la stabilizzazione dell’attività nel manifatturiero (al di là della volatilità collegata allo sciopero di GM) e dei rischi esogeni …….

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


(crescita globale e politica commerciale) hanno ridotto i timori di conclusione di questa ripresa record.

La Fed si è adattata al nuovo scenario: la riunione del FOMC dovrebbe confermare la fase di pausa dei tassi annunciata a ottobre e mantenere alta l’asticella per eventuale nuovo stimolo.

Tuttavia, a nostro avviso i rischi per lo scenario degli Sati Uniti restano verso il basso nel 2020 e prevediamo che la prossima mossa sui tassi, dopo la pausa in corso, sia più probabilmente verso il basso che verso l’alto.

Lo scenario degli Stati Uniti sembra essersi stabilizzato, con una riduzione dei rischi di trasmissione della debolezza del manifatturiero al resto dell’economia.

La risposta della Fed al rallentamento e i minori rischi sul fronte dei dazi hanno contribuito a limitare il trend negativo del manifatturiero come un aggiustamento di metà ciclo.

Nell’ipotesi che la tregua sui dazi prosegua, pur in mezzo alla recente ripresa di volatilità nella comunicazione fra Stati Uniti e Cina, le prospettive per il ciclo americano sono di stabilizzazione su un ritmo di crescita intorno al potenziale (1,8% nel 2020 e 1,7% nel 2021), trainato ancora principalmente dai consumi.

– L’andamento del mercato del lavoro sarà decisivo in questa fase matura del ciclo. La crescita mensile media degli occupati è rallentata da 223 mila nel 2018 verso 170 mila nel 2019 e dovrebbe frenare ulteriormente nel 2020, verso 110-120 mila, su livelli coerenti, con una crescita del PIL intorno al potenziale.

Dal lato della domanda di lavoro, i posti disponibili hanno toccato il picco a fine 2018, e sono in calo. Dal lato dell’offerta, rimane poco spazio per ulteriori aumenti della componente ciclica della partecipazione.

Con un aumento mensile medio di occupati di 107 mila unità e la partecipazione sul livello attuale, il tasso di disoccupazione a fine 2020 sarebbe invariato a 3,6% (v. Jobs Calculator dell’Atlanta Fed).

La previsione è quindi un graduale rallentamento della dinamica del reddito da lavoro e un conseguente moderato ridimensionamento della crescita dei consumi, verso una media trimestrale intorno al 2%, in linea anche con la correzione degli indici di fiducia. In assenza di shock inattesi, i consumi dovrebbero restare la forza trainante della crescita.

L ’elevato tasso di risparmio, il calo del debito/reddito disponibile e i livelli record del rapporto ricchezza netta/reddito disponibile danno un solido sostegno alla spesa delle famiglie, ma questo non modifica l’aspettativa di un trend verso il basso nel prossimo biennio, con una variazione annua del 2,4% nel 2020 e del 2% nel 2021, dal 2,6% del 2019.

– Il settore manifatturiero nel 2019 ha rappresentato il principale fattore di rischio per la sopravvivenza del ciclo.

Grazie alla riduzione dei rischi di guerra commerciale (tregua sui dazi con la Cina e silenzio riguardo a quelli sul settore auto), alla stabilizzazione della domanda globale e allo stimolo della Fed, le indagini e i primi dati dell’autunno segnalano una stabilizzazione del settore e una probabile transitoria ripresa della crescita nella prima metà del 2020, dovuta ai settori auto e aeronautico.

Le informazioni dell’autunno, post-sciopero GM, sono miste, e puntano a un modesto miglioramento per gli investimenti fissi non residenziali nel 4° trimestre.

La spesa in conto capitale delle imprese rimarrà soggetta ai rischi di possibile recrudescenza della guerra dei dazi, di ripresa solo marginale della crescita mondiale, a cui si aggiungerà l’incertezza pre-elettorale.

– La riunione del 10-11 dicembre del FOMC dovrebbe confermare un voto unanime a favore di una pausa nel sentiero dei tassi, oltre a dare qualche informazione sulla politica delle riserve e del bilancio (v. Focus “FOMC:

Pausa sui tassi, lavori in corso sul bilancio” del 4/12/2019 e commento più sotto, nella sezione “I market mover della settimana”).

Il comunicato dovrebbe anche mantenere l’indicazione secondo cui “il Comitato continuerà a monitorare le implicazioni dell’informazione in arrivo per lo scenario economico, mentre valuta il sentiero appropriato dell’intervallo obiettivo del tasso dei fed funds”.

Powell dovrebbe ribadire che il FOMC sarà comunque pronto a intervenire con ulteriore stimolo in caso di un cambiamento “significativo” dello scenario di mercato del lavoro forte e crescita moderata.

– Secondo noi, ma anche secondo la Fed, i rischi per l’espansione sono verso il basso, sia per via del naturale invecchiamento del ciclo, che implica indebolimento della dinamica occupazionale, sia per la combinazione di fattori potenzialmente negativi di natura politica  (guerra commerciale, impeachment) e globale (crescita internazionale).

Inoltre, l’incertezza pre-elettorale è particolarmente marcata, con una scarsissima visibilità sulle piattaforme elettorali dei futuri candidati dei due partiti.

Per questo, la maturazione del ciclo insieme a un potenziale esacerbarsi dei conflitti politici interni e/o a una recrudescenza della guerra dei dazi, lascia lo scenario soggetto a un possibile ulteriore rallentamento nella seconda metà del 2020 e a un eventuale intervento espansivo da parte della Fed.

– Con l’impegno del FOMC a intervenire in caso di cambiamento “significativo” dello scenario, a nostro avviso è difficile immaginare un quadro in cui un eventuale intervento possa essere un rialzo dei tassi.

A questo proposito, sarà particolarmente informativo l’aggiornamento delle proiezioni dei tassi, che potrebbe includere qualche spostamento verso il basso per il 2020 e il 2021 e smorzare il trend verso l’alto della mediana, magari con l’accompagnamento di una limatura verso il basso del tasso di più lungo termine dall’attuale 2,5%.

Fonte: BondWorld.it

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