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Della Vedova Mike T. Rowe Price

T. Rowe Price: High yield, è il momento di scappare o di comprare?

T. Rowe Price. È possibile che la volatilità sui mercati globali stia creando delle opportunità nell’obbligazionario high yield (HY). Tuttavia, gli investitori sono comprensibilmente cauti, data l’incertezza relativa all’impatto economico e umano del coronavirus e alla caduta dei prezzi del petrolio………


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A cura di Mike Della Vedova, co-gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global High Income Bond, T. Rowe Price


Essendo probabile che la volatilità prosegua, è difficile capire se i sell-off nel mercato HY vadano considerati come potenziali opportunità di acquisto o motivi per allontanarsi dalla asset class.

Cosa ci insegna la storia sui crolli nel mercato HY

Sebbene la crisi sanitaria in corso sia senza precedenti, crediamo che la storia possa fornire indicazioni utili agli investitori, al fine di prendere una decisione consapevole sugli investimenti HY nel contesto attuale, guardando al di là delle drammatiche oscillazioni giornaliere.

I dati storici mostrano che quando gli spread raggiungono certi livelli i rendimenti registrati successivamente nel medio e lungo termine possono essere attraenti.

Più nel dettaglio, quando gli spread dell’obbligazionario HY statunitense hanno superato gli 800 punti base rispetto ai Treasury di riferimento, il rendimento mediano annualizzato in un orizzonte temporale di 1 e 3 anni è stato rispettivamente del 23,6% e 15,4%. Prima del 2020, vi sono stati 34 mesi in totale in cui gli spread HY USA sono stati al di sopra della soglia degli 800 punti base.

Se si considerano i tre anni successivi, l’asset class ha generato rendimenti positivi in ogni singolo caso, mentre considerando l’anno successivo, i rendimenti sono stati positivi in 33 su 34 casi.

Un discorso simile vale per l’obbligazionario HY europeo: quando gli spread hanno superato gli 800 punti base, i rendimenti mediani annualizzati sono stati del 35,8% e del 17,8% in un orizzonte rispettivamente di 1 e 3 anni.

Nei 23 casi in cui gli spread hanno superato questa soglia, i rendimenti per un periodo successivo di 1 e 3 anni sono sempre stati positivi.

E se questo ciclo di default fosse diverso?

I dati storici, a nostro avviso, evidenziano come i periodi di allargamento degli spread racchiudano il potenziale per rimbalzi consistenti nel medio e lungo periodo.

D’altra parte, bisogna riconoscere che l’attuale fase di debolezza legata al Covid-19 è unica e che i rendimenti potrebbero variare di molto rispetto ai periodi precedenti. Vorremmo comunque incoraggiare gli investitori a soffermarsi un momento per considerare l’outlook e i vari scenari possibili per l’asset class.

Per riconoscere un buon punto di ingresso, occorre valutare se il potenziale incremento nei tassi di default o la riduzione dei tassi di recupero in caso di bancarotta siano già prezzati nei livelli di spread attuali. A questo fine abbiamo analizzato i tassi di default che sono implicitamente previsti dal mercato in base ai livelli degli spread.

Questo permette di rendersi conto se i rendimenti attuali offrano un compenso adeguato per i default che potrebbero verificarsi in questo contesto difficile.

Ad esempio, uno spread attorno ai 960 punti base per i bond HY statunitensi suggerisce un tasso di default atteso del 6-7%, se si assume un tasso di recupero del 10%, oppure un tasso di default del 12-13% se si assume un tasso di recupero del 50%.

Paragonando questi dati con gli esempi passati, un simile livello degli spread implicherebbe quindi che i mercati stiano già prezzando un ciclo di default pari o peggiore di quello avvenuto nella crisi finanziaria globale, durante la quale i tassi di default per i bond HY USA hanno raggiunto il 10,3% annuale[1] nel 2009.

Un approccio attivo può ridurre i tassi di default

La convenienza di investire nell’obbligazionario HY nel contesto attuale può dipendere anche dal fatto che si adotti o meno un approccio attivo alla gestione. I dati sui tassi di default considerati finora si riferiscono al mercato USA ed europeo nella loro interezza.

Tuttavia, la selezione dei titoli bottom-up può ridurre l’esposizione ai settori e alle società che sono più a rischio, abbassando potenzialmente il tasso di default effettivo per un investitore. Ad esempio, il tasso medio di default del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – High Yield Bond di T. Rowe Price dal 1996 è stato dello 0,3%, contro il 2,9% del mercato.

Gli investitori quindi dovrebbero prendere in considerazione anche questo fattore nel decidere quando e come investire nell’asset class.

Anche se i livelli di spread non implicano che i bond HY nel complesso siano stati eccessivamente venduti, certi titoli e certi settori potrebbero essersi allontanati di più dai propri fondamentali e potrebbero sovraperformare in futuro.

Ad esempio, vi sono numerose differenze tra HY statunitense ed europeo. Una di queste è l’esposizione inferiore di quello europeo al settore energetico, che è stato colpito duramente per via del crollo dei prezzi del petrolio.

Anche altri elementi come le diverse giurisdizioni legali, composizioni settoriali e qualità del credito fanno sì che l’asset class possa comportarsi in modo molto diverso dai due lati dell’oceano, un aspetto che monitoriamo da vicino, per approfittare delle opportunità che potrebbero emergere.

Nel complesso, l’incertezza sui mercati rimane elevata e la durata della pandemia resterà la variabile chiave da guardare nei prossimi mesi. Scegliere il tempismo giusto per comprare nel mercato attuale non sarà una decisione facile.

Tuttavia, è importante ricordare che i bond HY possono offrire rendimenti solidi in seguito a periodi di allargamento degli spread. Comprendere quali tassi di default futuri sono prezzati dai mercati e il possibile impatto della selezione dei titoli sui rendimenti è un punto di partenza importante per chi investe con un orizzonte di medio e lungo periodo.


[1] Fonte: J.P. Morgan U.S. High Yield Index

Fonte: BONDWorld.it

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