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UBP: Covid 19, quale impatto sull’EMD

UBP: È inutile c’è estrema volatilità tra i risk assets, dal momento che il numero di contagi è aumentato in tutto il mondo e i prezzi del petrolio sono crollati………..

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A cura di Karine Jesiolowski, Senior Investment Specialist Emerging Market Fixed Income di Union Bancaire Privée (UBP)


In tutti i mercati emergenti del reddito fisso, gli spread sono tornati a livelli simili a quelli registrati nell’ultima crisi finanziaria globale o che non si vedevano da allora.

Nelle ultime settimane l’asset class ha registrato un sostanziale aumento dei flussi in uscita, il che ha amplificato il sell-off man mano che la liquidità diminuiva.

L’impatto della pandemia sulla crescita globale sarà probabilmente più forte di quanto inizialmente previsto, ma riteniamo che la gran parte delle economie emergenti, e la loro diversità (alcune sono ancora poco dipendenti dall’economia globale), dovrebbero contribuire a mitigare questo fenomeno.

Inoltre, molte Banche centrali dei Paesi Emergenti hanno deciso di tagliare i tassi e alcuni governi hanno anche annunciato misure di allentamento fiscale. Il FMI ha messo a disposizione circa 50 miliardi di dollari attraverso i suoi strumenti di finanziamento d’emergenza a rapida erogazione per i paesi a basso reddito e per i mercati emergenti, con condizioni limitate.

Di questi, 10 miliardi di dollari sono stati messi a disposizione a tasso zero per i membri più poveri attraverso la Rapid Credit Facility. Il FMI ha inoltre confermato che se necessario, sarà “pronto” a mobilitare fino a 1.000 miliardi di dollari in prestiti aggiuntivi. La stessa Fed ha deciso di estendere le linee swap in dollari ad alcune Banche Centrali dei mercati emergenti, come Brasile, Messico, Corea o Singapore.

Tutte queste misure forniranno liquidità e dovrebbero quindi contribuire ad alleviare l’onere per le economie emergenti.

È importante notare che, mentre il contagio si espande in tutto il mondo, il picco del virus in Cina sembra essere passato e le attività si stanno riprendendo, anche se lentamente e da livelli molto bassi.

Allo stesso tempo è probabile che anche il resto dell’Asia, dove il numero di nuovi casi sta rallentando, si riprenda prima del resto del mondo, anche se di nuovo a un ritmo lento, dato il forte calo della produzione industriale a livello globale.

In effetti, lo shock nei paesi sviluppati sembra più importante, anche se i governi e le banche centrali hanno annunciato diverse misure di allentamento monetario e fiscale a sostegno dell’attività economica. Tuttavia, a causa delle misure di confinamento in tutta Europa e in diversi Stati USA, è probabile che la recessione colpirà alcuni paesi e, nel complesso, ci aspettiamo nel migliore dei casi una stagnazione dei Paesi Sviluppati nel corso dell’anno.

Secondo le nostre stime la crescita nei mercati emergenti dovrebbe aggirarsi intorno al 3-3,3%, e ciò significa che il divario tra i mercati emergenti e Paesi sviluppati è destinato ad allargarsi ancora una volta. Questo dovrebbe favorire i flussi di capitale verso i Paesi emergenti, una volta superata l’attuale dislocazione del mercato.

Come risultato, la nostra scorecard strategica rimane nella fascia bassa di “Balanced”, con un forte deterioramento dei fondamentali sia nei mercati emergenti che nei Paesi sviluppati in parte compensato dalla forte risposta delle Banche centrali e dei governi a livello globale e dal livello delle valutazioni, in quanto le probabilità di default attualmente prezzati indicano a nostro parere una reazione eccessiva.

Per quanto riguarda i corporate bond dei Paesi emergenti, ipotizzando una ripresa del 30%, gli spread indicano una probabilità di default del 5,3% nell’investment grade e del 14,4% per gli emittenti high yield. Ricordiamo che durante l’ultima crisi finanziaria globale non ci sono stati default tra gli emittenti IG e si è registrato un picco del 10,9% per gli emittenti HY.

Analogamente, nei titoli sovrani, dove il valore di recupero è stato mediamente intorno al 60%, i livelli sono ancora più estremi, con spread che attualmente suggeriscono una probabilità di default del 9,3% per IG e del 27% per i titoli HY, mentre nei precedenti casi di gravi stress del mercato, i default non sono aumentati in modo significativo.

Fonte: BONDWorld.it

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