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US: Consumer Confidence di ottobre

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La fiducia dei consumatori US registra un rimbalzo ad ottobre dopo la correzione di settembre, salendo a 50.2 da 48.6 del mese precedente (rivisto modestamente al rialzo dal 48.5 originariamente rilevato). Il rimbalzo è comunque…


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Aletti Gestielle SGR – Laura Cavallaro -Ufficio Studi


di entità relativamente moderata, con l’indice che non è tornato neanche al livello di agosto. Permane, infatti, l’incertezza riguardo le prospettive per i prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro. Anche le prospettive reddituali sono peggiorate, lasciando quindi presagire una stagione difficile per i dettaglianti riguardo le vendite nella stagione autunnale e natalizia. Potrebbero aver favorito il rimbalzo, invece, le speranze che gli esiti delle elezioni di novembre possano in qualche modo sostenere la ripresa statunitense, anche da punto di vista fiscale.

Il rialzo è stato diffuso ad entrambe le sottocomponenti, ma più marcato nella componete di aspettative: infatti, la componente di condizioni correnti sale ad ottobre a 23.9 da 23.3 di settembre, con un miglioramento più concentrato nelle business conditions. In miglioramento più sostenuto la componente di aspettative (da 65.5 a 67.8), anche in questo caso concentrato nelle business conditions. Con il dato odierno la crescita della media mobile a tre mesi dell’indice registra un modesto calo, passando a 50.7 da 50.9 di settembre.

Il dato non è in linea con il calo riportato dal consumer sentiment rilasciato dalla Michigan University, sceso con il dato preliminare di ottobre da 68.2 del finale di settembre a 67.9.

Il dettaglio dell’indice aggregato evidenzia come il miglioramento della percezione delle condizioni correnti sia da attribuire principalmente alla componente di business conditions, che ha visto un aumento della quota di risposte che le definiscono “good”, a 8.5% da 8.2%, a cui si è unito un calo della percentuale di intervistati che definisce le business conditions come “bad” (da 45.8% a 49.6%). Si è assistito ad una diminuzione anche nella percentuale di coloro che definiscono come “normal” le business conditions (a 49.6% da 45.8%). In peggioramento invece le condizioni correnti relative al mercato del lavoro. E’ risultata in calo infatti la percentuale di coloro che definiscono il lavoro come “plentiful” (a 3.5% da 3.8%). Contemporaneamente, è aumentata la quota di coloro che definiscono le condizioni di occupazione come “hard to get” (a 46.1% da 45.8%), facendo in tal modo peggiorare il differenziale del mercato del lavoro (“plentiful” – “hard to get”) a -42.6% da -42.0%, in territorio negativo ininterrottamente da febbraio 2008.

Un aumento più marcato della fiducia è emerso dalle componenti del sotto-indice delle aspettative, anche in questo caso concentrato nella sottocomponente di business conditions. Infatti, a fronte di un aumento della percentuale di chi prospetta un miglioramento delle business conditions (da 15.0% a 16.0%), vi è stato un calo di chi si aspetta un peggioramento (da 16.6% a 14.1%), con un aumento della percentuale di coloro che si aspettano business conditions in rialzo (a 69.9% da 68.4%). Per quanto riguarda le aspettative per il quadro occupazionale assistiamo ad un modesto miglioramento della dinamica: infatti, è diminuita la percentuale degli intervistati ottimisti circa le prospettive occupazionali (da 14.5% a 14.1%) ed è scesa maggiormente la percentuale degli intervistati di opposto avviso (a 22.0% da 22.6%), mentre risulta in aumento la percentuale di coloro che si aspettano una stabilizzazione delle condizioni di occupazione (a 63.9% da 62.9%). Appaiono circa invariate le aspettative reddituali, con un calo (da 10.3% a 9.1%) degli intervistati che si attendono un incremento del proprio reddito, a fronte di una diminuzione (dal 16.3% al 15.0%) di coloro che temono una contrazione del reddito e di un cospicuo aumento di coloro che si aspettano reddito invariato (a 75.9% da 73.4%).

Indicazioni miste sono emerse dalle risposte relative alle intenzioni d’acquisto per il semestre successivo. Infatti, si registra un risultato invariato delle intenzioni di acquisto di un’automobile (a 5.0%), mentre risulta in modesto aumento la percentuale di coloro che hanno intenzione di acquistare una casa (2.1% da 2.0%), nonostante il termine First Time Home Buyer Tax Credit. Scende invece la percentuale di coloro che si dichiarano intenzionati ad acquistare i principali elettrodomestici (a 24.2% da 27.7%). Per quanto riguarda le attese di inflazione a un anno da parte dei consumatori, ad ottobre si registra una stabilizzazione a 5.0.


Disclaimer: La source dei dati è Bloomberg e/o Datastream. Il presente documento è destinato esclusivamente al soggetto destinatario ed ha quale unico scopo quello di illustrare dati e/o pensieri ritenuti degni di nota. Pertanto tale documento ha finalità esclusivamente informative, e non può essere in alcun modo inteso o interpretato quale offerta, invito, consiglio, suggerimento o indicazione di investimento. In nessun caso il presente documento può essere diffuso al pubblico senza preventiva autorizzazione da parte della SGR. Inoltre, anche se la SGR intraprende ogni ragionevole sforzo per ottenere informazioni da fonti ritenute affidabili, non assicura in alcun modo che le informazioni, i dati, le notizie, o le opinioni contenute nel materiale siano esatte, affidabili o complete. Inoltre, la SGR non può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne viene fatto.

 

 

Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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