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Volatilità in arrivo. Il lungo rialzo

Volatilità in arrivo. Il lungo rialzo. Più di 3500 anni fa, nell’isola di Creta si praticava la taurocatapsia, un rituale acrobatico che si celebrava durante le feste sacre…..

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Andrea De Gaetano – Analista Senior AAg Wealth Management


Per simboleggiare la supremazia dell’intelligenza e destrezza umana sulla forza bruta, gli atleti sfidavano il toro afferrandolo per le corna e usandone la spinta per compiere volteggi e acrobazie sopra l’animale, allora considerato sacro.

Tuttora praticata in Spagna e nella Francia del Sud, la taurocatapsia prevede tre varianti: affrontare il toro frontalmente prendendolo per le corna e facendo salti mortali all’indietro.

Affrontare il toro frontalmente, saltandolo senza toccarlo.

Schivare il toro con un volteggio laterale.

Tutte e tre le versioni finiscono sempre bene per il toro, che per regola rituale non può essere ferito, talvolta meno bene per l’atleta. 

A pochi giorni dall’inizio del secondo trimestre, l’azionario italiano è salito di oltre il 18% da inizio anno, il resto d’Europa e gli Stati Uniti di circa il 15%, con rialzi a doppia cifra su molti listini asiatici.

Performance ancora più impressionante se si considera il recupero degli ultimi giorni di fine 2018.

Ai due principali ingredienti del rialzo, banche centrali accomodanti e miraggio di un accordo sui dazi tra Cina e Stati Uniti, si è aggiunto l’effetto ricoperture con gli investitori rimasti troppo liquidi a fine anno e ora timorosi di fare peggio del benchmark.

Scenario simile sull’obbligazionario, prezzi sui massimi, rendimenti sui minimi e spasmodica ricerca di rendimento rischiando un po’ di più: i governativi di qualità, come il bund tedesco, rendono zero o poco più, fino alla scadenza decennale.

Calma piatta, surreale, sui principali cross valutari,  con l’Euro, 1.1270, che scambia contro Dollaro in un trading range del 2.5% da 5 mese: cosa anticipa questa compressione di volatilità?

È un momento delicato per l’economia globale, ha fatto notare ieri il Fondo Monetario Internazionale, nel World Economic Outlook.

L’FMI ha rivisto ancora al ribasso le previsioni di crescita per quest’anno, a 3.3% dal 3.6% del 2018, ma vede un recupero nella seconda parte dell’anno, se i rischi legati alle politiche commerciali e Brexit, non si materializzano.

Nel contesto di un ampio debito privato e pubblico, un peggioramento del sentiment di mercato potrebbe irrigidire le condizioni di finanziamento, rimarca il FMI.

Traguardo in vista sull’accordo commerciale tra USA e Cina, già atteso per fine marzo, riemerge lo spettro di nuovi dazi per l’Europa da parte degli Stati Uniti.

In un sussulto protezionistico dopo le sfortunate vicende Boeing, Trump si è inserito nella disputa tra la compagnia aerea USA e la rivale europea Airbus.

Prendendo spunto dagli aiuti di Bruxelles ad Airbus, Trump minaccia nuovi dazi sui prodotti europei (di largo consumo) importati negli USA. Dai formaggi, all’olio d’oliva. Vedremo.

Brexit doveva risolversi entro marzo, ma così non è stato e l’incertezza regna sovrana: più probabile un rinvio di un anno, come suggerito da Donald Tusk, sebbene non possa escludersi il cigno nero di hard Brexit il 12 aprile, in caso di non accordo, o un cigno nero positivo di una rinuncia UK all’uscita dall’Unione Europea.

Sull’Italia, la cui crescita economica è prevista a +0.1% nel 2019 dal FMI (a dicembre il Governo ipotizzava una crescita dell’1%, 10 volte superiore per quest’anno), si prospettano nuove tensioni con l’Europa.

Una crescita così bassa è incompatibile con l’attuazione di misure come flat tax e investimenti infrastrutturali, senza alterare l’equilibrio del rapporto fra deficit e prodotto interno lordo, tanto caro a Bruxelles.

L’accordo appena firmato con la Cina per la nuova via della seta fa ben sperare per l’export, ma non basterà a risolvere i problemi del Belpaese. 

La recente escalation bellica in Libia fra le milizie che si spartiscono il Paese, ha dato spunto al petrolio per una fiammata di euforia, dopo il folgorante rally di circa il 50% in poco più di tre mesi dai 42 dollari di dicembre ai 64 dollari del WTI toccati in questi giorni.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

L’esplosivo rialzo dei prezzi dell’energia, la piena occupazione negli USA e in Germania e un’economia globale ancora in espansione suggeriscono che l’inflazione tornerà a far parlar di sé nei prossimi mesi. In tal caso, si rivivrà il film di dicembre.

Per ora, il sollievo dovuto a banche centrali accomodanti ha fatto premio sui timori di dati recessivi che iniziano a far capolino anche in Paesi insospettabili, come la Germania, dove il settore manifatturiero ha registrato i dati peggiori degli ultimi 80 mesi.

La BCE sta dando l’ennesimo aiuto alle banche. Con il già annunciato TLTRO, (finanziamenti a lungo termine alle banche mirati all’economia reale), e con una possibile rivisitazione dei tassi di deposito applicati dalla BCE alle banche, ora a -0.4%.

Da un’intervista di Reuters al vice Presidente BCE De Guindos, sembrerebbe che la BCE stia pensando di alleviare le banche, riportando a zero il tasso di deposito che le banche pagano alla BCE (almeno su una parte dei depositi). Ascolteremo oggi Draghi.

L’Italia, superate le forche caudine di Fitch e Moody’s che a febbraio e marzo hanno mantenuto invariato il rating sul debito italiano, il 26 aprile dovrà uscire indenne dal round con la più importante delle agenzie, S&P Global Rating, e il 12 luglio con DBRS.

Non sarà facile, con la revisione al ribasso delle previsioni di crescita e il governo sempre più diviso su aspetti cardine quali le grandi opere pubbliche, come la TAV, e la politica estera (pro o contro Cina nella nuova via della seta).

In questo scenario, dove molte news positive sono già scontate nei prezzi, è probabile assistere a scoppi di volatilità improvvisa, dovuta a sorprese sul fronte geopolitico. Sarà Brexit, la BCE, la Libia, il DEF? Difficile dirlo, ma il premio al rischio si riduce di giorno in giorno.

Da oggi in avanti ulteriori rialzi di prezzo sul BTP o sull’azionario saranno occasione di vendita, nell’ottica di un pull back su cui tornare compratori (posizionamento condiviso da molte case d’investimento e che per questo potrebbe non realizzarsi).

Il toro è tenace e non si arrenderà al primo ribasso. Non stupirebbero nuovi massimi da qui all’estate, come fu nell’euforia del 1987.

Sul cambio euro/dollaro la volatilità sui minimi dal 2014, intorno a 5, suggerisce un prossimo forte movimento direzionale.

In attesa che si verifichi, consideriamo area 1.10-1.11 importante supporto d’acquisto e 1.14-1.15 livello di vendita.

Bravo e impavido chi è rimasto long su azionario e BTP, senza farsi impressionare dai soffi del toro! Ma attenzione a non indulgere nella taurocatapsia: una distrazione o un colpo di stanchezza sarebbe imperdonabile.

Buona conferenza stampa BCE a tutti e buona settimana.

Fonte: BondWorld.it

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